RESOCONTO DELLA MASSA ALPINA DEL 17-18 LUGLIO 2010
permalink | 5 commenti | scrivi un commento |
add to del.icio.us
La Banda massa critica
Resoconto della massa alpina del 17-18 luglio 2010
Lanciata l?idea della massa critica alpina non riuscivo a sapere quanti saremmo stati perché c?era chi aveva il timore di affrontare un giro troppo impegnativo, chi aveva aderito e poi per i motivi più diversi si era ritirato (male al ginocchio, gravidanza, concerti ?), chi si aggiungeva con problemi di incertezza (la fidanzata ?).
Alla fine alla stazione ci siamo trovati in otto: Amarilli, Arianna, Andrea, Stefano, Emilio, Ardalan, Marco ed io. Poi ? sorpresa ? ci hanno raggiunto Alessandra e Massimo direttamente al rifugio del Preit.
Quindi alla Banda massa critica (denominazione coniata da Armando) quest?anno eravamo in dieci.
L?avventura aveva molti elementi incogniti. Il primo - alle 13.40 - essere sicuri che le bici ci stessero sull?autobus che ci doveva portare da Cuneo a Ponte Marmora in val Maira. Per fortuna l?autista, gentile e con voglia di chiacchierare (?quest?autobus dovrebbe avere la tassa di circolazione ridotta come pezzo da museo?), ci ha lasciato fare e lì sul piazzale della stazione abbiamo smontato tutto il possibile delle bici finché 7 sono entrate nel bagagliaio e l?ottava è stata sistemata sulla scaletta della porta posteriore. Elemento a nostro vantaggio è stato il fatto che l?autobus era quasi vuoto.
A bordo tra i pochi viaggiatori c?era una madre tedesca con due figli piccoli che saliva a Acceglio per fare un giro di più giorni a piedi. A ripensarci, dopo aver visto tutte le famiglie di italiani con i propri teneri pargoli salire rigorosamente in macchina senza muovere un passo, credo che dobbiamo imparare qualcosa sulla crescita dei figli.
A Ponte Marmora (900m) riempite le borracce abbiamo imboccato la ripida salita per Canosio nel vallone fresco e stretto. Sono tutti partiti come razzi e io mi sono ritrovato staccato in coda. Ricomposto il gruppo grazie a soste per cogliere le fragole e per bagnarsi i piedi nel torrente, arrivati vicino a Canosio l?attenzione è stata attirata da un campetto di calcio: in un baleno noi otto ci siamo ritrovati a giocare al pallone con i due ragazzini del paese che stavano passando il tempo a fare dei tiri in porta. Due squadre da 5: abbiamo giocato per più di un?ora con un risultato di 6 a 4.
Soddisfatti e pronti per la seconda parte della salita iniziamo il primo tratto quando vediamo sopraggiungere una fila di una decina di fuoristrada: signori, marito e moglie, famigliole, arie un po? altezzose verso di noi poveracci e sudati. Combinazione al bivio dove non sapevano quale strada dovevano prendere gli siamo passati a fianco e non abbiamo perso l?occasione di ricordare loro che erano inquinatori della montagna. Qualcuno ha fatto qualche cenno di scusa, qualcuno ha tirato su i finestrini e si è girato dall?altra. Poi sono ripartiti a tutto gas. No comment.
Erano le sette e un quarto quando siamo arrivati al Lou Lindal dove ci aspettava Patrizia. Rifugio bellissimo in una antica baita della frazione. Non sto a raccontare cosa e quanto abbiamo mangiato, ma abbiamo fatto sicuramente onore alla cucina di Michelangelo. Siamo andati a dormire all?una per giocare a lupi e villani.
L?avvio del giorno dopo è molto più lento del previsto e i saluti e i commiati avvengono solamente alle 10. Arrivano macchine che salgono e facciamo subito massa critica. La strada è stretta e noi come si può immaginare saliamo lentamente. Dopo qualche minuto abbiamo dietro un piccolo corteo di macchina che suonano i clacson quasi che debbano arrivare in ritardo al lavoro. Teniamo duro per un po?, passiamo oltre un cartello di divieto di transito, ma pochi si fermano. Più tardi qualcuno mi dice che quel cartello non vale per chi va a pranzare all?agriturismo o al rifugio Gardetta.
Però! Per smuovere l?economia facciamo i ristoranti in alta quota: infatti tra le auto che salgono ci sono anche tanti che portano le vettovaglie ai due ristoranti e così il traffico aumenta!
Comunque, dopo una breve discussione tra noi, decidiamo che è controproducente far stare le macchine dietro. Io, che ero in coda, fermo ogni auto che arriva e spiego perché siamo lì e il non senso di salire in alto in auto. Si fermano quasi tutti: molti dichiarano di capire e si sentono un po? in colpa. Una donna dichiara candidamente di essere pigra. Qualcuno invece dichiara che fa quello che gli pare, visto che è legittimo. I miei richiami al buon senso e a essere pigri quanto si vuole - ma che non è necessario salire in alto con l?auto - vengono in parte ascoltati in parte rifiutati. Parecchi reagiscono con arroganza (proporzionale alle dimensioni e alla cilindrata del veicolo).
Qualche cenno di simpatia da parte dei coloro che vivono e lavorano in zona, frastornati dall?assalto domenicale molto contradditorio: infatti, se da un lato c?è l?assalto delle auto e moto che salgono nevroticamente, in maniera estesa e diffusa ci sono anche molti ciclisti. Alcuni, i competitivi, fanno la salita cronometrata da Marmore al colle di Esischie in bici da corsa, molti fanno il giro in mountain bike fino al Gardetta. Pochi come noi si fermano a dormire e si portano dietro scorte e viveri per passare di valle in valle.
Raggiunti i 2000m, dove un alpeggio è stato trasformato in agriturismo, finisce l?asfalto e la tipologia dei transitanti cambia.
Qui prevalgono le moto, parecchie con targhe straniere. Quando a un certo punto siamo esasperati fermiamo - mettendo le bici di traverso - due grosse moto che salgono a tutto gas. La situazione ci fa conoscere dei comportamenti che hanno dell?incredibile: uno dei due motociclisti vuole passare comunque e tenta di scavalcare la sponda ripida e con grosse pietre. Si blocca a metà in forte pendenza e non riesce più a muoversi. Quando poi riesce ad arretrare dichiara di voler passare sulle bici. A questo punto il buon senso di Massimo ci convince a togliere le bici e di lasciarli ripartire tra scambi reciproci di frasi irripetibili.![]()
Al rifugio Gardetta qualcuno sale a far scorta di acqua e poi proseguiamo fino a un piccolo cucuzzolo panoramico dove alleggeriamo i nostri zaini trasferendo una buona quantità di scorte alimentari direttamente nelle nostre pancie.
Ci troviamo su un tratto elevato della conca sulla strada militare che va verso la valle Stura e la val Grana. Il sole picchia, ma fa fresco e noi siamo tutti di ottimo umore. Dietro a una curva i primi arrivari tendono un agguato a palle di neve. Di fronte a noi in distanza si staglia il profilo del Monviso.
Il pomeriggio va avanti e chiacchieriamo con tutti quelli che incontriamo. Per fortuna il fondo stradale è sufficientemente sassoso da disincentivare il transito delle auto. Non si sale più, ma facciamo chilometri a circa 2500m di altezza. E? abbastanza tardi e il ritorno a Cuneo richiede tempo, soprattutto per 25km di fondovalle della valle Stura.
Arrivati al colle ? ritorniamo sull?asfalto, abbracciamo Alessandra e Massimo che ritornano a Marmore per il colle di Esischie, e iniziamo la lunga e inebriante discesa del vallone dell?arma. Nell?ebbrezza della velocità scendiamo rapidamente. Amarilli e Arianna cantano.
Quando arriviamo all?inizio dei boschi vedo davanti a me Amarilli improvvisamente fare una capriola in aria e finire a terra: per fortuna non ha battuto e il giubbotto l?ha protetta sulle braccia, ma ha delle abrasioni alle mani, al mento e sul fianco. E? successo che sulla curva ha improvvisamente visto un?auto che saliva e ha frenato troppo bruscamente. L?auto che comunque era abbastanza distante, si era fermata subito. Per fortuna i primi a scendere erano dei residenti locali su un furgone che si sono resi disponibili a caricare Amarilli e Arianna più le biciclette e a scendere fino al pronto soccorso di Demonte. Messi dei cerotti abbiamo fermato un camper che scendeva a Cuneo dove ci siamo ritrovati tutti davanti alla stazione. Un po? più rilassati abbiamo preso il treno delle 9 e siamo rientrati a Torino.
Considerazione finale: tutti sono rimasti entusiasti del giro che consiglio a coloro che hanno voglia di muoversi in uno degli spazi naturali in Piemonte tra i più ampi e vari. Non spaventatevi della fatica: se si va piano non ci si stanca mai. Ci si può fermare in tanti posti e anche al rifugio Gardetta, dove alla domenica molti arrivano in macchina, ma negli altri giorni non c?è quasi nessuno e la giovane gestrice, Futura, è simpatica e vorrebbe meno macchine e più persone che amano conoscere il territorio muovendosi lentamente.
Non perdete l?occasione di una visita.
Giorgio



Bravissimi ! Siete stati eccezzionali! Anche il sottoscritto ha vissuto indirettamente la Massa Alpina constatando la perspicacia e l\'impegno del gruppo \"sorridente \" ritratto in foto!Sono dispiaciuto per alcuni ciclisti fuori dal coro che lamentavano il fatto che le macchine e le moto subivano rallentamenti nella loro folle corsa a tutto gas durante la salita da parte del gruppo Massa Critica Alpina!Forse credevano di essere al Tour de France! E avevano paura di perdere minuti preziosi a cavallo delle loro bici da ⬠3000....Voi di Massa Critica continuate così ! Ma mi raccomando! Sempre con il sorriso e la simpatia che avevate Domenica! Bravi!
siete simpatici ...anche io ho chiesto di lasciarmi passare perche' in salita rischiavo un capitombolo se mi fermavo con la mia bici da corsa ma ho apprezzato la targhetta NO OIL che ho comprato da voi ..che bello sarebbe se la gente provasse a fare qualche metro in piu' a piedi o in bicicletta
Se chiudo gli occhi ancora riesco a sentire i benefici di questa fatica.
La lentezza ci permette di assaporare l'infinita bellezza di una natura che pian piano ci si rivela.
Chi ne fa esperienza lo sà.
Grazie a presto
Andrea
You are so awesome for hleipng me solve this mystery.
At last! Someone who understands! Thanks for potsing!