CICLOSOFIA
Sensazioni di un ciclista urbano
Chi va in bicicletta abitualmente in città ha già i suoi buoni motivi; io invece vorrei raccontare la mia esperienza di ciclista urbano a Torino, a chi in bici non ci va.
Non è mia intenzione, naturalmente, imporre la mia "filosofia" a nessuno: semplicemente, voglio dire come e perché uso un mezzo di trasporto considerato dai più un po' originale.
A volte si pensa che chi usa la bici in città sia uno di quegli ambientalisti integralisti fissati e intolleranti. Io sono sensibile a certi temi ambientali (l'inquinamento dell'aria in città è un problema sentito da tutti, non solo dai "verdi" più convinti), ma ciò che mi ha portato a sperimentare l'uso della bici sono state delle ragioni essenzialmente pratiche.
Innanzi tutto lo stress. Faccio un lavoro che mi porta a viaggiare molto, e qualche anno fa usavo l'auto non solo per lunghi viaggi in autostrada, ma anche in città, nel traffico di tutti i giorni, con il risultato di accumulare una tensione nervosa poco invidiabile, e sicuramente non salutare. Avevo portato nella mia nuova casa in città la vecchia bici che usavo al paesello, così, tanto per fare qualche giro di domenica. Capitò l'occasione di un lavoro di qualche mese in ufficio a Torino (invece della solita trasferta) e decisi di provare a usare la bici per fare il percorso quotidiano Lingotto-Lucento. L'esperienza era decisamente positiva: pedalare era molto più rilassante che guidare, quei quaranta minuti di attività fisica gratuita la mattina mi aiutavano ad arrivare in ufficio non già nervoso (come accadeva in auto) ma tranquillo e pronto ad iniziare la giornata.
In bicicletta, anche stare fermi in coda a un semaforo non è stressante come quando si sta chiusi in una macchina. Ti fermi, scendi un attimo dal sellino, ti riposi dalle "fatiche" (che non sono poi così tremende: io pedalo con un ritmo poco più che "da passeggio"...), ti sgranchisci un po' le braccia, poi riparti.Certo, vi sono tratti trafficati, in cui bisogna fare molta attenzione; ma dopo pochissimo tempo si impara a scegliere percorsi inusuali, approfittando delle (poche) piste ciclabili e delle vie secondarie poco trafficate, dove si può allentare l'attenzione senza paura di essere travolti, e ci si può guardare un po' intorno: gente, negozi, palazzi...
Il rientro, al pomeriggio, è ancora meglio.
In auto, l'unico pensiero era cercare di fare il più in fretta possibile, per togliersi rapidamente da quella bolgia dantesca che è l'ora di punta.
Eventuali commissioni si trasformavano in un piccolo incubo: trovare parcheggio richiede più tempo di ciò che si deve fare (spesa o che altro).
In bicicletta, ho imparato a prenderla con più tranquillità. Si può passare dal centro e fare un giro per vetrine, senza l'assillo del parcheggio. Ci si può infilare nelle isole pedonali (l'accesso alle bici è consentito!) e fare qualche "vasca" in sella alla propria due ruote (è consigliabile però andare piano, per rispetto verso i pedoni). Inutile preoccuparsi della perdita di tempo: il tempo l'ho già guadagnato nel momento in cui mi sono risparmiato le peregrinazioni alla ricerca di un posto auto per parcheggiare, magari a pagamento.
Si pensa a volte che chi va in bici, lo fa perché ha tempo da perdere. E invece non è vero! Io ho potuto constatare che su percorsi di pochi chilometri (per me sono circa 5, ma dipende dal ritmo del pedalatore) in bici si arriva prima che in auto: perché si passa avanti nelle code, si può passare in alcune zone pedonali, scegliendo vie secondarie si evitano alcuni semafori. Anche su distanze maggiori, i tempi sono competitivi: su 10 km di percorso urbano, in bici ci metto solo 10-15 minuti in più che in macchina.
Ma senza stress, e non devo parcheggiare.
Una sera sono andato al cinema con degli amici, che erano in auto. Dopo il film, ci siamo dati appuntamento in un pub a due chilometri di distanza. Io, in bici, sono arrivato OTTO minuti prima di loro, e ho anche tenuto loro il posto per parcheggiare. Commento unanime: "Beh, però ,vedi con la bicicletta..."
Si pensa a volte che andando in bici si sia troppo esposti agli agenti atmosferici. Vento, pioggia, il freddo pungente d'inverno, il sole cocente d'estate.
Questo è tutto vero. Ma questo io lo voglio, perché non è così tremendo come le nostre paure ci fanno credere: innanzi tutto parliamo del freddo. Sono quattro inverni che vado in bici anche con 10 gradi sottozero: pedalando ci si scalda, l'unica attenzione che bisogna avere è quella di proteggersi con sciarpa, guanti e berretto. Fa un po' stile Babbo Natale, ma si sta bene: la paura di gelare ha lasciato il posto, in me, al gusto di sentire veramente com'è l'ambiente che ho intorno, com'è l'aria, la temperatura, senza la sensazione di isolamento dall'ambiente esterno che dà l'automobile.
In primavera, andando in bici si sentono non solo le puzze degli scarichi, ma anche i profumi delle piante in fiore. Non è per fare il poeta, ma è veramente una sensazione piacevole, che in auto difficilmente si può apprezzare. Certo, può capitare che piova: se non è un diluvio, una giacchetta impermeabile col cappuccio mi salva. E anche la sensazione delle gocce di pioggia sulla faccia è tutt'altro che spiacevole. E se poi è un diluvio, allora prendo il tram. Sì, sì, i mezzi pubblici sono lenti...
ditemi chi è che arriva puntuale in auto, quando viene giù un diluvio. Tocca comunque partire prima.
E il sole d'estate? Abbiamo la fortuna di vivere in una città in cui le alberate sono la regola e non l'eccezione. In bici si circola nei controviali, all'ombra dei platani, o nelle vie secondarie strette e ombrose. Capita di fare qualche pezzo sotto il sole, ma se si sceglie l'itinerario giusto, la calura non dura mai troppo. Certo, se siamo fanatici del condizionatore, ancora la versione bici non l'hanno inventata... ma qui torniamo al discorso di prima: se c'è il sole, me lo voglio godere. Voglio sentire che fa caldo. Poi mi fermo al torèt, e senza neanche scendere dalla bici bevo qualche sorsata. Sono stato in tante città, l'acqua dei torèt è tra le migliori, e nessuna città ha così tante fontanelle come Torino.
Andare in bicicletta ti fa sentire parte dell'ambiente in cui ti muovi. Vedi le facce delle persone, le puoi guardare negli occhi, ci puoi parlare. Se incontri qualcuno e lo vuoi salutare, non devi urlare o suonare il clacson: basta che dici "ciao" e ti sente.
In auto, se hai voglia di scendere e fare due passi o due parole con qualcuno che incontri, non puoi certo lasciare la vettura in mezzo alla strada e scendere. In bici ti fermi quando vuoi: accosti al marciapiede, scendi e te la porti dietro a piedi. Se ti stufi di pedalare cammini, se vuoi chiacchierare lo fai e basta.
Quando passi in bici davanti ai negozi di alimentari, o presso i mercati, senti il profumo della frutta esposta. D'inverno, agli angoli ti colpisce l'odore delle caldarroste...
E poi c'è la visione panoramica: nessun parabrezza di mezzo, la visione dauna bici è "full immersion", ti guardi intorno come e dove vuoi (naturalmente, se si è in una zona trafficata, è meglio fare attenzione alla strada). Ma andando in bici si notano dettagli che in auto è quasi impossibile cogliere: cortili, giardini, palazzi dalle decorazioni stravaganti... e la gente che passa...
Mi sono portato la bici anche in altre città, dove sono andato per lavoro: l'ho caricata sul treno e l'ho usata colà con lo stesso spirito con cui la uso a Torino. Ho esplorato liberamente le vie, sono passato nei centri storici chiusi alle auto e nei parchi.
Insomma, meglio di quando ho dovuto affrontare le trasferte in auto.
In conclusione, non vorrei aver annoiato nessuno: spero solo di aver descritto bene le ragioni che mi hanno portato ad usare la bici in città e le sensazioni positive che mi spingono a continuare, sfatando certi "miti" che talvolta impediscono di fare questa scelta a chi pure, sotto sotto, vorrebbe provare.
Ciao a tutti
Un ciclista urbano


