CICLOSOFIA
Manifesto
Il singolo ciclista, soffocato, sopraffatto e angariato dalle automobili, diventa massa critica quando tanti velocipedi si accalcano e allargano gli spazi cui hanno diritto e che lo strapotere inquinante dei motori sottrae, erode e relega quotidianamente.
Così avviene in Cina negli enormi attraversamenti di Pechino, così da una decina di anni si sviluppa un movimento mondiale di affermazione della dignità della bicicletta a partire da San Francisco, passando da Londra e Varsavia, fino a Milano, dove ormai sono centinaia i partecipanti alle passeggiate comuni di ciclisti che si riprendono la strada a scapito degli invasori fuoristrada o degli arro-mbanti automobilisti, rallentati nel loro scorrazzare dall'impatto con la massa critica.
A Torino si è costituito un primo nucleo, senza capi, leader o prassi consolidate: chiunque abbia una bici e a cuore la propria libertà di usarla in città può partecipare, mettersi alla testa del gruppo e suggerire un percorso, affiancare o confondersi allegramente con gli altri pedalatori, discutendo, facendo conoscenza, passeggiando: tutto questo a cadenze quindicinali, di giovedì, alla sera, e di sabato, al pomeriggio, a partire da Palazzo Civico. Ma si può discutere ora e giorno dell'appuntamento, si possono inventare estemporanee masse critiche straordinarie, non c'è bisogno di chiedere autorizzazioni (il diritto di mobilità sancisce la nostra possibilità di muoverci in bicicletta): si è massa critica quando un gruppetto di ciclisti si trova casualmente a scegliere un percorso comune contemporaneo.
Evidentemente è una prassi politica nel senso più alto del termine: visto che concerne la polis e il modo di viverci e di fruirla, in totale assenza di organizzazioni politiche, che come le macchine soffocano, sopraffanno e angariano l'individuo ciclista, che diventa massa insieme agli altri singoli ciclisti.
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